L’intervento di Enrico Boselli alla manifestazione del Nuovo Psi
Roma 16 giugno Capranica
Care compagne e cari compagni
ci siamo posti al Congresso dello SDI a Fiuggi di raccogliere e rilanciare la questione socialista che naturalmente ci sta a cuore e da sempre. Non lo abbiamo fatto da soli ma abbiamo aperto il nostro dibattito a tutti coloro che si erano dichiarati interessati a dare un futuro al socialismo in Italia. Non ci siamo mai stancati di pensare alla costruzione di una Casa dei riformisti che fosse l’equivalente in Italia dei grandi partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti europei. Tuttavia almeno in questa fase non siamo però stati noi a riscoprire la necessità e l’urgenza di creare una forza più ampia che abbia un forte riferimento nel partito socialista europeo.
A rilanciare la questione socialista sono state prima di tutti due dirigenti di grande rilievo della storia del PCI e di quella del PSI, come Emanuele Macaluso e Rino Formica. Hanno aperto la strada di una convergenza tra filoni storici e culturali che oggi si ritrovano nel socialismo europeo prima Lanfranco Turci che è stato un influente esponente migliorista e che abbiamo incontrato nella comune esperienza della Rosa nel Pugno e poi Peppino Caldarola che è stato direttore de “l’Unità”. Sono state le minoranze del congresso di Firenze dei Ds, quella guidata da Fabio Mussi e quella guidata da Gavino Angius, a riscopre il valore del socialismo democratico europeo, sostenendo che avrebbero potuto aderire al nascente partito democratico solo alla condizione che avesse fatto parte sin dall’inizio del Pse. E del resto Mussi e Angius hanno creato un movimento che si è chiamato, e non a caso, “Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo.” Partendo da queste affermazioni, dovrebbe essere solo una questione di tempi e di modi costruire in Italia una nuova forza che abbia come riferimento il socialismo democratico europeo. Invece, non è così e nessuno di noi può far finta di non accorgersene.
Invece, sin dai suoi primi passi, la Sinistra Democratica non si è posto il problema di creare una nuova forza che si ispiri al Pse ma ha puntato con decisione all’unità dei partiti dell’estrema sinistra che esplicitamente e con forti argomentazioni ideologiche rifiutano la socialdemocrazia europea. Mi si risponde però che Rifondazione comunista potrebbe avere un’evoluzione verso la socialdemocrazia europea e se fosse così non potrei che rallegramene e lavorare di conserva per favorire questo esito.
Mi attengo però a quanto ha dichiarato il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, in Forum tenutosi alla fine dello scorso mese al giornale ‘La Repubblica’. Ad una domanda che sottolineava come “il voto ha messo in crisi anche il processo di nascita del Partito Democratico, Bertinotti ha così risposto: “Io sono lontanissimo culturalmente dal progetto. Mi sembra un’imitazione americana, non fa parte della sinistra europea, ma detto questo penso che un suo fallimento sarebbe un guaio per tutta la sinistra. Nell’Europa i oggi ci sono due sinistre: c’è un campo riformista che possiamo definire centrosinistra e una sinistra alternativa. Ecco io credo che queste due realtà devono poter convergere per governare e contemporaneamente sfidarsi sulle alternative di società da costruire.”
Non voglio essere puntiglioso, ma neppure passare per disattento. Fausto Bertinotti aveva affrontato esplicitamente il tema della socialdemocrazia europea anche da un punto di vista teorico nel suo editoriale di presentazione della nuova rivista “Alternativa”. Bertinotti scrive: “Le culture politiche dei partiti socialdemocratici e socialisti si vanno trasformando, pur con grandi differenze tra paese e paese, in culture ‘liberal-sociali’, secondo la definizione di Riccardo Bellofiore; per un verso esse rinunciano all’intervento pubblico e statale in economia, al welfare universalistico, alla costruzione del compromesso sociale attraverso il potere contrattuale del sindacato e dei lavoratori; per altro verso aderiscono all’ideologia ‘modernizzante’ della globalizzazione e dell’autonomia del mercato.”
La ripulsa della socialdemocrazia e di quanto c’è di più innovativo nei partiti socialisti europei non potrebbe essere più netta e precisa. La prospettiva di Bertinotti resta tutta interna ad una sinistra anticapitalista e movimentista che rifiuta il revisionismo socialdemocratico considerato una variante liberale.
Non mi sembra proprio che Bertinotti si stia riavvicinando al socialismo europeo.
“ Di fronte a queste posizioni di Bertinotti, la Sinistra Democratica non sembra avanzare per la costruzione dell’unità delle sinistre quella stessa pregiudiziale di adesione al Pse posta in termini ultimativi al Congresso dei DS a Firenze nei confronti del nascente partito democratico. Se lo facesse, la Cosa rossa scomparirebbe dalla scena politica ed invece è pienamente in campo.
Questo atteggiamento, a dire il vero, ci ha sconcertati. Siamo andati ad un incontro con una delegazione della sinistra democratica guidata da Fabio Mussi, e da Gavino Angius, nel quale abbiamo registrato convergenze attorno alla difesa della laicità dello Stato e attorno alla necessità di estendere i diritti civili, ma divergenze di non poco conto nel campo della politica economica come quello della politica estera.
E tuttavia l’aspetto che più ci preoccupa riguarda il fatto che il socialismo democratico europeo appare tutto questo contesto un riferimento sempre più sfocato.
Ho letto un’intervista di Fabio Mussi, rilasciata a Loris Campetti accompagnato per l’occasione da Valentino Parlato, per “il Manifesto” dell’altro ieri in cui in un’intera pagina non c’è neppure un vago riferimento al rapporto con il socialismo democratico. Ci sono invece alcune affermazioni che mi lasciano piuttosto perplesso come quella che il capitalismo sia diventato “incompatibile con il pianeta terra”. Ricordo che è da quasi mezzo secolo che la socialdemocrazia europea, sotto la spinta della svolta di Bad Godesberg dell’SDP nel 1959, riconosce il valore dell’economia di mercato. Osservo inoltre che ancor prima della caduta di Berlino ma soprattutto dopo l’89 la socialdemocrazia non ritiene che vi sia più un rapporto meccanico tra l’estensione della sfera pubblica e l’ampliamento della democrazia, con la conseguenza che tutti i partiti socialdemocratici europei hanno abbandonato le politiche di nazionalizzazione ed hanno puntato con decisione al liberalizzazioni e privatizzazioni, come fattori fondamentale per affrontare la sfida della globalizzazione.
Certo, i socialdemocratici accettano l’economia di mercato ma non una società di mercato perché ritengono fondamentale salvaguardare, accanto ai principi della concorrenza, quelli della cooperazione, dell’equità e della solidarietà.
Tra il programma “Per una nuova Europa sociale”, approvato dall’ultimo congresso del Pse a Porto e che ricevette apprezzamenti dallo stesso Mussi, e quello di Rifondazione comunista c’è una visione, se non opposta, completamente diversa.
Per allargare questo confronto potrei prendere ad esempio qualsiasi altra piattaforma politica e programmatica di qualunque altro partito socialdemocratico europeo, che hanno tutti un forte carattere d’innovazione sul piano dell’economia come su quello della tutela dell’ambiente e dei diritti civili, su quello della sicurezza come su quello della libertà e della pace a livello internazionale.
Non si può lavorare a creare una forza che si ispiri alla socialdemocrazia europea con la piattaforma di Rifondazione comunista.
Non voglio però creare una barriera programmatica nei confronti della Sinistra democratica. A me sarebbe sufficiente per lavorare assieme alla costruzione di una forza comune che restasse fermo l’ancoraggio al partito socialista europeo perché da questa affermazioni discendono evidenti conseguenze politiche.
L’assemblea, che ha visto riuniti i parlamentari della Sinistra democratica assieme a quelli di Rifondazione comunista, dei Comunisti italiani e dei Verdi non può essere interpretata soltanto come un’occasione isolata per definire limitati obiettivi comuni. C’è in formazione un processo di unificazione di tutta l’estrema sinistra che nulla a che a vedere con il socialismo europeo. Se non è così, sarà bene al più presto chiarire come stanno le cose ed è per questo che mi riprometto di invitare il vertice della Sinistra democratica ad incontro comune per chiarire ciò che c’è da chiarire.. Non vorrei infatti avere frainteso la posizione di Mussi e se questo fosse accaduto, me ne dispiacerei molto. Meglio vedersi presto e parlarsi con franchezza, da compagni a compagni.
Nella Sinistra Democratica è comunque in atto un interessante confronto. Gavino Angius in un’intervista rilasciata ad Alessandro De Angelis per “Il riformista”, il quotidiano diretto da Paolo Franchi, ha fatto una scelta netta a favore della costruzione di una nuova forza in Italia che abbia come riferimento il socialismo democratico europeo. Angius lo ha detto in termini chiari: “Serve una forza unitaria della sinistra di governo che si riconoscano nel Pse. Non mi convince una sinistra senza aggettivi. Nella mia visione la sinistra è democratica e socialista.”
Questa è anche la mia posizione. Noi non pensiamo affatto di costruire una forza socialista che ripercorra a ritroso la storia del Psi e quella del Psdi e che consideri come una sorta di accidenti la presenza del Pci nella sinistra italiana.
Non credo infatti che un processo di questa natura debba limitarsi a rimettere insieme coloro che hanno militato nel Psi e nel Psdi, a cominciare dal nuovo Psi di Gianni De Michelis e dei socialisti di Bobo Craxi e Saverio Zavettieri. E sono sicuro che neppure loro pensano che angusto e nostalgico debba essere il nostro percorso. Noi però non possiamo aspettare il corso degli eventi.
I tempi in politica sono decisivi. Ora in campo c’è la costruzione del partito democratico, a cui sembra contrapporsi unicamente la formazione della Cosa Rossa. In questo contesto se non convocassimo al più presto di la Costituente socialista rischieremmo rapidamente di essere tagliati fuori dalla scena politica italiana. È per questo che ritengo necessario nei prossimi giorni procedere ad incontri di chiarificazione con tutti coloro che vogliono riferirsi al socialismo europeo per accelerare i tempi della Costituente socialista.
In questa prospettiva non escludo a priori nessun riformista. A Fiuggi ho detto che bisognava unire i socialisti per federare i riformisti. Penso, come Gavino Angius, “alle forze del moderno liberalismo, dell’ambientalismo, laiche e cattoliche, che non si riconoscono nel Pd”. Sono attento al disagio laico di cui è un grave sintomo il distacco di Wiiller Bordon e di Cinzia Dato dalla Margherita perché ne hanno visto travisato il progetto originale del partito democratico. Seguito a guardare con interesse ai radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino.
Questa attenzione non si può però tradurre in una inerte attesa. La Costituente socialista deve partire al più presto.
A imporre tempi ravvicinati è la situazione politica generale del Paese. Noi abbiamo sempre sostenuto sin da principio l’azione di risanamento dei nostri conti pubblici portata avanti da Prodi e dal ministro dell’economia Padoa Schioppa.
Non pensiamo affatto che un paese che ha un debito pubblico al di sopra del 100% del Pil possa far finta di nulla, allargare i cordoni della spesa e risolvere i problemi di bilancio seguitando ad alzare il livello delle tasse. In questo modo non solo si allarga il divario tra il governo e l’opinione pubblica, ma non si consente all’Italia di affrontare al meglio possibile la sfida della globalizzazione. Non basta, come è evidente, il risanamento ma occorre imboccare con coraggio da via delle riforme che sono frenate dai partiti dell’estrema sinistra. Non meno preoccupano i contrasti che stanno avvenendo sulla successione a Prodi tra i vertici della Margherita il Pd, che indeboliscono un governo già debole nei numeri e nell’eterogeneità della maggioranza che lo sostiene.
Non mi nascondo affatto che le cose non vanno certo bene e che siamo reduci di una sconfitta alle ultime amministrative che a Nord ha assunto gravi proporzioni. Noi dobbiamo affrontare sfide di primaria grandezza. Ci sono tante rivoluzioni in atto da affrontare: quella tecnologica e scientifica, ma quella demografica, quella sessuale, quella multietnica e quella ambientale. Di fronte a queste rivoluzioni non si possono portare avanti delle politiche pubbliche che facciano finta che nulla è cambiato.
Non si può accettare che in Italia la ricerca e la scuola siano trattate come una sorta di cenerentola; non si può consentire che vi siano ancora le pensioni di giovinezza facendosi dettare da sindacati assai conservatori in materia l’accordo con il Governo; non si può sprecare l’energia e seguitare a inquinare il nostro pianeta; non si possono accettare discriminazioni di genere e di orientamento sessuale e per questo dobbiamo essere solidali con il Gay Pride; non si può pensare che la pace possa essere separata nettamente dalle ragioni della sicurezza e da quelli della libertà nel mondo.
Essere socialdemocratici non è affatto stare alla retroguardia di fronte a un mondo che cambia rapidamente. Essere socialdemocratici significa valorizzare i meriti e tutelare i bisogni, sapendo che non si può redistribuire senza lo sviluppo. E lo sviluppo si fonda innanzi tutto sull’impresa e è positivo solo se è sostenibile. Se misuriamo i passi fatti dal governo Prodi su tutti questi dossier, rileviamo molte incertezze, per non parlare della laicità e dei diritti civili dove si stanno purtroppo affermando posizioni arretrate e spesso clericali. Noi, però, non ci uniamo a un coro generico che a giorni alterni chiede un salto di qualità, uno scatto, una fase due e così via. Noi pensiamo, invece, che sia necessaria sollecitare il governo su contenuti precisi e chiari. E questo ruolo deve essere svolta da quella forza che vogliamo costruire con la Costituente socialista.
Giugno 19, 2007 at 9:38 am
[...] dopo le “belle” regole che la cupola dei 45 ha partorito ieri, mi leggo un interessante spunto critico di Boselli su Sinistra Democratica, Socialismo e la “cosa rossa” che, ad onor del vero, ha [...]
Ottobre 5, 2007 at 4:48 pm
Ciao amici e compagni,
Ci siamo anche noi per la Costituente socialista.
Venite a trovarci su http://www.sinistrafriuli.net
”Tra il PD e Rifondazione Comunista c’è uno spazio culturale infinito, di sinistra, laico, ambientalista, di governo, riformista, socialista, che può far nascere, elaborare e attuare politiche sociali, economiche, di sviluppo scientifico, di crescita umana, di miglioramento della qualità della vita, di sviluppo compatibile, di diffusione ed espansione dei diritti civili, di pari opportunità, di libertà, uno spazio
EUROPEO E SOCIALISTA per MIGLIORARE LA VITA DI TUTTI.”
Comitato friulano
SOCIALISTI EUROPEI per la COSTITUENTE
Recapiti per aderire, collaborare, partecipare:
STEFANO BULFONE portavoce temporaneo del comitato.
s.bulfone @ libero.it – 333/9054175 – http://www.sinistrafriuli.net