da AprileOnline 10 luglio 2007
Maurizio Acerbo*
L’entusiasmo che ha circondato la campagna in questi mesi di mobilitazione di circa 1000 comitati territoriali e 80 organizzazioni nazionali rappresenta un esempio di “bella politica” e di democrazia dal basso. La legge di iniziativa popolare è ora nelle mani del Parlamento. Sarebbe un delitto imperdonabile se l’Unione, tradendo il programma con cui si è presentata alle elezioni, non concretizzasse l’obiettivo della gestione pubblica di un bene così prezioso
Difficile dare torto a Marco Bersani (Attac) quando dichiara alle agenzie: “Quello delle 406.626 firme raggiunte è un risultato straordinario, nato dal basso, senza grandi coperture dei massmedia e dunque davvero popolare”. Non ha potuto contare sulla sponsorizzazione dei grandi quotidiani né dei tg nazionali, non ha fatto ricorso alle agenzie di lavoro interinale per trovare “volontari” a 50 euro al giorno eppure la campagna “acqua pubblica ci metto una firma” si è conclusa oggi con la consegna di un fiume di firme a sostegno della legge d’iniziativa popolare.L’entusiasmo che ha circondato la campagna in questi mesi di mobilitazione di circa 1000 comitati territoriali e 80 organizzazioni nazionali rappresenta un esempio di “bella politica” per dirla con un Emilio Molinari visibilmente contento dopo l’incontro della delegazione del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con il presidente della Camera. ”Le istituzioni devono guardare con attenzione a questa proposta, in un momento di crisi della politica”, sostiene giustamente Fausto Bertinotti.
Intorno alla difesa del “bene comune” per eccellenza i movimenti hanno costruito una pratica di democrazia dal basso decisamente altra rispetto alla “democrazia telecomandata” dell’estenuante lamentela sulle firme che non arrivano per l’ennesimo referendum di Mariotto Segni. Da un lato l’affermazione di un “diritto umano universale” contro la logica delle privatizzazioni dall’altra l’idea che bisogna semplificare il sistema politico per renderlo più adatto alla gestione delle politiche neoliberiste.
La legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione è ora nelle mani del parlamento che forse, come ha sottolineato Vincenzo Miliucci (Cobas) nella conferenza stampa, “per la prima volta nella storia della Repubblica ha l’occasione di ‘farsi’ ricordare come quello che ha approvato una legge di iniziativa popolare”. Sarebbe un delitto imperdonabile se l’Unione, tradendo il programma con cui si è presentata alle elezioni, non concretizzasse l’obiettivo della gestione pubblica dell’acqua.
Non sarà una passeggiata quella che attende la proposta di legge perché gli interessi cresciuti intorno al business dell’acqua sono forti e ben rappresentati nel PD. Non bisogna abbassare la guardia e mantenere la consapevolezza che solo una mobilitazione permanente fuori del “Palazzo” potrà consentirci di vincere la battaglia nel governo e in parlamento. Saggia quindi la decisione del Forum di promuovere per ottobre una grande manifestazione.
E’ urgente, nel frattempo, un forte impegno affinché la proposta di legge venga immediatamente calendarizzata alla commissione Ambiente della Camera e inizi senza indugi l’iter legislativo, e che al Senato sia approvata la moratoria che blocchi gli affidamenti ai privati in corso (già passata alla Camera con grande dispiacere del Corriere della Sera). Inoltre bisogna far sì che siano inseriti alcuni principi della proposta di legge popolare nei decreti correttivi della delega ambientale. Mi sembra una bella agenda per i 150 parlamentari della sinistra e per un cantiere che senza movimenti nascerebbe già vecchio ed autoreferenziale.
*Deputato PRC – SE, Associazione eletti per l’acqua