Roma, 13 set. (Apcom) – “Il partito unico non è maturo. Sono mature le condizioni per una sinistra unita, plurale e federata. Che lavori e cominci a presentarsi insieme alle elezioni: a partire dalle amministrative di primavera, laddove possibile. Un’operazione che potrebbe raggiungere le due cifre abbondanti”. In un colloquio con ‘L’Espresso’, Fabio Mussi, ministro dell’Università e leader di Sinistra democratica, disegna il futuro della ‘Cosa rossa’, immaginando anche il possibile nome dell’aggregazione: “Sinistra italiana è un buon nome…”.

Per Mussi, “la tappa fondamentale è la Finanziaria: o c’è il colpo d’ala oppure atterriamo bruscamente. In questi giorni abbiamo deciso di condurre in modo unitario la lotta sulla Finanziaria, con un documento di proposte da offrire a Prodi. Abbiamo 150 parlamentari – sottolinea – è utile per tutto il centrosinistra che ci sia una nostra posizione comune. È un interlocutore più grande, più compatto. Parliamo la lingua della verità: se questi partiti non hanno più l’esigenza di scavalcarsi è più facile trovare posizioni più forti, più influenti. E più meditate”. “Noi ex Ds siamo un movimento, il lievito di un’operazione politica. Qualche per cento alle elezioni lo prenderemmo anche da soli. Ma non ne vale la pena – avverte Mussi – la situazione sarebbe decisamente fragile se a sinistra del Pd ci fosse l’arcipelago delle Maldive, tanti atolli, quattro piccole formazioni, frammentate, sbriciolate, in competizione tra loro. Potrebbe rappresentare l’irrilevanza della sinistra e l’impotenza del Pd. Serve un’aggregazione: ci vorrebbe un partito”. Quanto al leader del futuro partito, Mussi taglia corto: Io o Bertinotti? “Mettiamo i frati in cammino, il priore si vedrà”.